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Video projection, colors, no sounds, min: 31, sec: 42
2019


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EN

For almost 40 years, the Buzludzha monument has been standing alone on thesummit of Chadschi Dimitar in the middle of Bulgaria. The circular building with a70-meter-high pillar-like lookout tower is a masterpiece of brutalist architecture andwas inaugurated in 1981 on the occasion of the 1,300th anniversary of the country.With the collapse of the Soviet Union, this pilgrimage site of communism, which wasto symbolize the beginning of infinity, practically became the hub of a dysfunctionalsystem. Since then, nobody has felt responsible, and the once splendid partyheadquarters was left to decay. In a caring performance, Ryts Monet now takeson this ruin and sweeps the floor in front of the main entrance, which is flanked onboth sides by a Cyrillic inscription with missing letters, to which the title of the videorefers. We follow the artist around the building and get an insight into the landscapesurrounding the mountain. Although the film is without sound, one imagines thechirping of the birds, the wind blowing and the meditative noise of the sweeping. Lost in thought, we observe the repetitive, both exhausting and meditative, gestureof Ryts Monet, and ask ourselves: How should we remember?


Katja Stecher For the group show TRAVEL APPARATUS at Das Weisse Haus, Vienna, 2020
IT


Da quasi 40 anni, il monumento di Buzludzha si erge sul vertice di Chadschi Dimitar, nel cuore della Bulgaria. L'edificio circolare con una torre di vedetta alta 70 metri è un capolavoro dell'architettura brutalista ed è stato inaugurato nel 1981 in occasione del 1.300° anniversario del Paese. Con il crollo dell'Unione Sovietica, questo luogo di pellegrinaggio del comunismo, che doveva simboleggiare l'inizio di un grande avvenire, è diventato  il fulcro di un sistema disfunzionale. Da allora, nessuno si è più sentito responsabile, e il quartiere generale del partito, un tempo splendido, è stato lasciato a rovina. In un'attenta performance, Ryts Monet  riporta l'attenzione su questo rudere e ne spazza il pavimento davanti all'ingresso principale, che è affiancato su entrambi i lati da un'iscrizione in cirillico con lettere mancanti, a cui fa riferimento il titolo del video. Seguiamo l'artista intorno all'edificio e ci facciamo un'idea dei paesaggi che circondano la montagna. Anche se il film è privo di suoni, ci si immagina il cinguettio degli uccelli, il vento che soffia e il rumore meditativo di chi spazza. Persi nel pensiero, osserviamo il gesto ripetitivo, estenuante e meditativo di Ryts Monet, e ci domandiamo: Cosa dovremmo ricordare?

Katja Stecher Per la mostra collettiva TRAVEL APPARATUS presso Das Weisse Haus, Vienna, 2020


Video projection, color, no sound, 10’53’’


Buzludzha during the opening ceremony in 1981.
photograph credits unknown





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stills from video, 2019